La malattia venosa degli arti inferiori rappresenta uno dei problemi medico-sociali più importanti: è stato calcolato che in Europa il 35% della popolazione attiva e più del 50% della popolazione in età pensionabile sia colpita da questa condizione.

Cosa sono le vene varicose?

Le vene varicose sono generalmente cordoni bluastri che scorrono appena sotto la superficie della pelle. Colpiscono quasi sempre gambe e piedi. Sebbene possano essere dolorose e antiestetiche, di solito non sono pericolose, ma possono evolvere e talora complicarsi determinando la comparsa di problemi più seri.

In relazioni alle loro dimensioni si possono distinguere:

  Varicosità: si distinguono le teleangectasie, ossia i cosiddetti “capillari”, vasi piccolissimi di colore blu o rosso che nella maggior parte dei casi non provocano disturbi significativi ma che rappresentano perlopiù un problema estetico, e le vene reticolari, di dimensioni lievemente maggiori, sottocutanee, che non sporgono dalla superficie cutanea ma che, talora, soprattutto nella stagione estiva, possono essere fastidiose o dolenti.

  Vene varicose vere e proprie: sono vene di grosso calibro, di aspetto tortuoso che sporgono decisamente dalla superficie cutanea. Sono spesso sede di disturbi e quando sono a molto voluminose sono a rischio di sviluppare tromboflebiti superficiali.

 

Il sangue ricco di ossigeno raggiunge tutte le parti del corpo scorrendo all’interno delle arterie che trasmettono la pressione esercitata dal cuore. Per  riportare invece il sangue  al  cuore dalla periferia, il sangue venoso povero di ossigeno e ricco di anidride carbonica utilizza le vene. Il corretto funzionamento del ritorno venoso si basa principalmente su due meccanismi: l’azione di pompa esercitata dai muscoli circostanti e la presenza all’interno delle vene di valvole unidirezionali. Quando il sangue scorre attraverso una vena, le valvole “a nido di rondine” si aprono per consentire il passaggio del sangue; si richiudono poi immediatamente per prevenire il ritorno indietro del sangue, definito reflusso.

Nelle vene varicose, le valvole non funzionano correttamente, consentendo al sangue di accumularsi nella vena e rendendo difficile per i muscoli spingere il sangue “in salita”. Invece di fluire da una valvola all’altra verso l’alto, il sangue continua a gonfiare la vena, aumentando la pressione venosa e provocandone il rigonfiamento e l’aspetto tortuoso progressivo. Poiché le vene superficiali non hanno un supporto adeguato da parte delle strutture esterne rispetto alle vene profonde, sono le uniche che possono diventare varicose. Le vene varicose “profonde” sono un mito: quando sono presenti i segni di un’insufficienza venosa ma non sono presenti vene varicose visibili, viene detto che il problema è causato da vene varicose più profonde. Il vero problema in questi casi in realtà è la mancanza di una attivazione muscolare sufficiente a garantire un’adeguata spinta al sangue verso l’alto.

Cause delle varici

Le varici si presentano nella maggior parte dei casi in conseguenza di una predisposizione costituzionale, spesso su base familiare; in queste persone infatti è presente una debolezza intrinseca delle pareti dei vasi venosi e/o delle valvole venose; quando a questa condizione predisponente si associano dei fattori di rischio si assiste ad una progressiva dilatazione delle vene superficiali. 

 

I fattori di rischio più importanti per lo sviluppo di una malattia varicosa sono:

 

  Familiarità: la presenza della madre o, soprattutto, del padre portatori di vene varicose rappresenta un fattore di rischio importante;

  Sesso: il 75% dei pazienti con vene varicose sono di sesso femminile; ciò è determinato da stimoli ormonali (estrogeni) che pongono le donne particolarmente a rischio di sviluppare varici;

  Gravidanze: circa il 20% delle varici insorge durante una gravidanza; ciò accade sia per lo stimolo degli ormoni della gravidanza che, soprattutto nell’ultimo trimestre, per la compressione causata dal feto sulle vene profonde dell’addome; il numero di gravidanze e la breve distanza tra di esse rappresentano fattori di rischio importanti.

  Età: l’incidenza delle vene varicose aumenta con l’età, con un picco di frequenza tra i 50 e i 60 anni.

  Attività lavorativa sedentaria: la prolungata stazione eretta o seduta induce un rallentamento del ritorno venoso che predispone allo sviluppo di vene varicose.

  Obesità: la riduzione dell’attività motoria e l’alterazione della fisiologica dinamica respiratoria presenti in soggetti obesi sono alla base del rischio legato a questa condizione;

  Farmaci: soprattutto gli estroprogestinici (la pillola anticoncezionale o la terapia sostitutiva per la menopausa), possono determinare un’azione negativa sulla parete venosa, anche in soggetti non predisposti.

  Difetti del piede e della postura: l’alterazione della corretta sequenza di attivazione delle pompe muscolari che determinano il ritorno venoso o un sovraccarico posturale possono indurre un rallentamento del ritorno venoso, con aumentato rischio di sviluppare varici.

 

Oltre alle varici primitive, ossia basate su una condizione di predisposizione costituzionale, esistono anche varici secondarie, ossia che compaiono come conseguenza di patologie del sistema venoso profondo come le trombosi venose profonde.

Quali sono i sintomi delle vene varicose?

I sintomi delle vene varicose includono:

    Vasi sanguigni prominenti viola scuro o blu, visibili sulla coscia e sul polpaccio che, in certe situazioni come in estate o in fase premestruale o dopo stazione eretta o seduta prolungata, possono apparire più evidenti e dolenti (“flebodinia”)

Senso di gambe pesanti, talora accompagnate da un gonfiore alle caviglie che compare soprattutto alla sera o dopo essere stati in piedi o seduti per un lungo periodo di tempo oppure nel periodo estivo.

[SOTTOTITOLO] Quali sono le complicanze della malattia varicosa?

Se la malattia varicosa non viene corretta in maniera adeguata sviluppa una condizione di insufficienza venosa cronica, caratterizzata da sintomi più importanti come il senso di calore, i crampi notturni, il prurito; la pelle comincia a presentare dei danni : appare secca, perde i peli, cominciano a comparire delle macchie scure (discromie) che inizialmente si presentano alle caviglie ma che possono poi estendersi a tutta la gamba. Nel tempo la pelle diventa sempre più sottile e fragile e può rompersi per traumi anche modesti, come grattarsi, determinando la comparsa di lesioni aperte, definite ulcere venose; queste rappresentano il grado più grave dell’insufficienza venosa e richiedono spesso per la loro guarigione dei  trattamenti lunghi ed impegnativi.

Una seconda temibile complicanza delle varici, particolarmente nelle vene di dimensioni più elevate, è la tromboflebite superficiale, ossia la chiusura del vaso venoso da parte di un coagulo di sangue (trombo) che, quando interessa una vena varicosa, viene chiamata varicoflebite. Oltre al dolore importante e alla necessità di intraprendere una terapia antitrombotica che va mantenuta per alcune settimane, questa condizione determina spesso un danno irreversibile della parete della vena, che facilita la comparsa di episodi recidivanti, rende più difficoltosi i trattamenti successivi e, se interessa i vasi venosi prossimi al circolo profondo, presenta anche un rischio non trascurabile di provocare una embolia polmonare.

Puoi prevenire le vene varicose?

Anche se la genetica gioca un ruolo importante nel rischio di sviluppare le vene varicose, ci sono cose che puoi fare per prevenirle.

    Fare esercizio regolarmente. Rimanere in forma è il modo migliore per mantenere i muscoli delle gambe tonici, il  flusso  sanguigno attivo e il peso  sotto controllo.

    Muoviti. Evita di stare seduto o in piedi per periodi di tempo prolungati per favorire il flusso sanguigno. Se la tua routine quotidiana richiede di essere costantemente in piedi, prendi in considerazione l’idea di indossare delle calze elastiche a compressione graduata. Allunga ed esercita le gambe il più spesso possibile per aumentare la circolazione e ridurre l’incremento della pressione nelle vene.

    Mantieni un peso sano. Se sei in sovrappeso o obeso, dimagrisci. Il controllo del peso previene l’accumulo di pressione eccessiva sulle vene delle gambe e dei piedi.

    Evita le scarpe con i tacchi alti.  Indossare i tacchi alti per periodi di tempo prolungati può ostacolare la circolazione perché non permette una corretta stimolazione della pompa muscolare del piede. Anche le scarpe completamente piatte hanno lo stesso effetto negativo. Le scarpe migliori per dare un corretto stimolo alla circolazione sono quelle che hanno un tacco di 3-4 centimetri.

    Verifica e correggi l’appoggio plantare. Una alterazione dell’appoggio del piede, che può essere piatto o cavo, determina uno stimolo non adeguato sul ritorno venoso. E’ importante quindi eseguire un esame chiamato podobaroscopia ed eventualmente adottare un plantare costruito su misura per stimolare il piede in maniera adeguata.

    Smetti di fumare. Gli studi dimostrano che il fumo può contribuire allo sviluppo delle  vene varicose.

Se sei incinta, dormi sul lato sinistro anziché sulla schiena. Ciò ridurrà al minimo la pressione dell’utero sulle vene nella zona pelvica. Questa posizione migliorerà anche il flusso sanguigno al feto. Se sei incline a sviluppare vene varicose, rivolgiti ad un angiologo.

La diagnosi

La diagnosi di malattia venosa si pone sulla base di una visita angiologica in cui viene valutata la presenza dei fattori di rischio, dei sintomi e dei segni clinici sopra descritti. Un esame eco-color Doppler è in grado poi di valutare con precisione le condizioni circolatorie sia del circolo venoso profondo (per escludere pregresse trombosi venose) che delle vene safene e delle principali collaterali (per verificare la presenza di reflussi valvolari, dilatazioni, esiti di tromboflebiti ecc.). Le condizioni delle vene sottocutanee più piccole, come le vene reticolari, viene valutata attraverso dei particolari sistemi di visualizzazione a luce infrarossa (transilluminatori), mentre le teleangectasie vengono studiate con sistemi a luce polarizzata.

    Durante la visita viene inoltre valutata la postura (attraverso sia un esame clinico che tramite l’esecuzione di una podobaroscopia).

Quali sono i trattamenti per le vene varicose?

Le vene varicose superficiali, se sono completamente asintomatiche, non richiedono solitamente cure mediche specifiche, ma non dovrebbero essere ignorate perché, altrimenti,  peggiorano nel tempo

Un corretto approccio terapeutico all’insufficienza venosa deve prevedere innanzitutto la correzione dei fattori di rischio presenti, attraverso una serie di norme comportamentali, come abbiamo visto sopra.

Il trattamento della malattia varicosa può essere suddiviso in conservativo ed etiologico.

 

Il trattamento CONSERVATIVO consiste in:

 

  Uso regolare di calze elastiche a compressione graduata la cui intensità deve essere prescritta dall’angiologo sulla base della gravità della malattia di base.

  Uso di farmaci flebotropici, in grado di ridurre la sintomatologia venosa: tali prodotti, molti dei quali su base naturale, devono essere prescritti dal medico ed assunti in maniera non continuativa ma per periodi di tempo definiti (solitamente sono particolarmente indicati nella stagione estiva).

  Uso di farmaci di sintesi (come sulodexide, mesoglicano) che hanno un’azione dimostrata sul processo che determina il peggioramento del danno tissutale: si assumono solitamente a cicli durante l’anno.

Tutti questi trattamenti possono ridurre i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia venosa ma non possono determinare una regressione delle vene varicose già esistenti

 

Il trattamento ETIOLOGICO prevede il trattamento diretto, con vari mezzi, delle varici, allo scopo di eliminarle; i mezzi terapeutici oggi a disposizione sono:

 

  Scleroterapia: consiste nell’iniettare all’interno dei vasi venosi dilatati alcune sostanze che hanno lo scopo di determinarne la obliterazione attraverso un meccanismo di fibrosi (sclerosi) della parete. Molto utilizzata a scopo estetico sulle teleangectasie e sulle vene reticolari, oggi viene utilizzata anche sulle varici più voluminose iniettando lo sclerosante sotto forma di schiuma (sclero-mousse) che ne determina la completa ostruzione (cosiddetta ablazione chimica). Una forma di terapia sclerosante che viene talora proposta è la cosiddetta TRAP o Fleboterapia Rigenerativa Ambulatoriale Tridimensionale, che consiste nell’iniettare un agente sclerosante molto debole in grado di determinare la riduzione delle dimensioni dei vasi  venosi senza determinarne l’ostruzione completa.

  Laser-terapia: le teleangectasie più piccole possono essere trattate con l’uso di un laser esterno che occlude il vaso attraverso il calore prodotto da una luce laser. E’ necessario a seconda delle dimensioni e caratteristiche del vaso da trattare e del tipo di pelle della persona, utilizzare laser diversi (di differente lunghezza d’onda).

  Terapia chirurgica: quando il vaso presenta dimensioni molto elevate il trattamento classico prevede la sua asportazione chirurgica. L’intervento di asportazione completa (stripping) della vena grande safena o della vena piccola safena rappresenta oggi, per le sue caratteristiche di aggressività, una tecnica ormai superata dal trattamento endovascolare. L’asportazione chirurgica invece di vene varicose superficiali collaterali delle safene, chiamata mini-flebectomia, che presenta una invasività minima (oggi non si applicano neppure dei punti di sutura ma dei semplici punti-cerotto), è invece ancora regolarmente applicata.

  Trattamento endovascolare: la obliterazione delle grosse vene come le safene non avviene più attraverso una asportazione fisica (stripping) ma attraverso l’introduzione e lo scorrimento di una sonda all’interno della vena malata che, attraverso l’applicazione di diverse fonti di energia (luce laser, radiofrequenza ecc.), determina l’occlusione del vaso (cosiddetta ablazione termica).

      Una tecnica innovativa è rappresentata dall’introduzione nella safena, tramite guida ecografica, di un prodotto chimico, una colla ciano-acrilica, che occlude in pochi secondi la vena creando una sorta di “tappo”.

  Una terapia chirurgica particolare è la cosiddetta Chirurgia Conservativa, nota anche come CHIVA, che consiste essenzialmente nel legare, asportare o chiudere solo brevi tratti di vena malata per cercare di ottenere la riduzione del calibro della varice senza asportarla ma semplicemente deviando il sangue venoso su vene ancora sane. Tale approccio richiede uno studio emodinamico particolarmente preciso e complesso.

 

Qualsiasi trattamento venga eseguito non bisogna dimenticare che quando si asporta o si chiude una vena malata, non si guarisce la malattia di base, ossia la predisposizione costituzionale continua ad essere presente; non si impedisce pertanto che altre vene possano in seguito ammalarsi. Per questo è fondamentale, anche dopo questi interventi, effettuare controlli angiologici periodici, indossare una calza elastica preventiva e seguire le norme comportamentali.